Tradizioni


Non so se avete mai notato che gli africani, siano essi tunisini, marocchini, senegalesi, algerini (.. and so on) hanno sempre denti bianchissimi.. beh, siccome è una cosa che a me ha colpito molto, l’estate scorsa ho chiesto ad un mio amico quale fosse il loro prodotto magico!

Lui non mi ha risposto ma mi ha portato in un negozio di spezie e ha chiesto qualcosa al tizio che vi stava dentro (ovviamente io non ho capito nulla! @_@), poi è uscito con un sacchettino con dentro una corteccia e mi ha spiegato che i loro nonni gli hanno tramandato l’uso di quella corteccia, chiamata fawak (si pronuncia suek), che non solo fa diventare i denti bianchissimi, ma oltre alla pulizia, impedisce e previene le gengiviti e disinfetta il cavo orale… meglio di un colluttorio!!!

Ovviamente tornati a casa ho voluto subito provarlo.. praticamente se ne spezzetta un pezzetto, lo si lava sotto l’acqua fredda, lo si appoggia sull’indice e si inizia a strofinare sui denti, sia superiori che inferiori! Il sapore non è molto gradevole e un pochino pizzica, ma poi, dopo il risciaquo con il normale spazzolino, si ha una bella senzazione di freschezza in bocca!!

Una piccolissima controindicazione.. il fawak dà alle gengive e alle labbra una colorazione rossastra che scompare solo dopo 5/6 ore!!! :@ A me questo piccolissimo particolare il mio amico non l’aveva detto, e così il pomeriggio sono dovuta andare a lavorare con tutte le labbra marroni! Sembrava avessi il rossetto! :@ Quindi il mio consiglio, semmai vi dovesse capitare di voler comprare il fawak in qualche erboristeria, è quello di utilizzarlo la sera prima di andare a nanna!!!

Vi mostro com’è fatta questa corteccia fawak, siccome ne ho fatto una scorta per l’inverno!!! (Quella sulla carta stagnola, è una mini porzione, quella che si dovrebbe utilizzare per una ‘lavata’)

In tempi remoti, il battito delle mani, lo schioccare delle dita e il canto erano gli unici accompagnamenti musicali della danza. In seguito nacquero strumenti a percussione seguiti da quelli melodici che si evolsero fino ai nostri giorni. Inizialmente erano le stesse danzatrici che suonavano strumenti musicali, ma quando questi divennero più complessi fu necessario ricorrere a un gruppo di suonatori.
Nella danza del ventre diversi sono gli strumenti usati.

LAUD (Al Ud)

E’ il principe degli strumenti musicali e simbolo della musica araba moderna e tradizionale.
Preferito dai compositori, accompagna normalmente i cantanti solisti.
Tra l’VIII ed il X secolo aveva solo quattro corde che rappresentavano i quattro elementi fondamentali della natura: fuoco, acqua, terra e aria. Nel XV secolo il numero delle corde aumentò a sei. Conosciuto anche dagli antichi Egizi, Assiri, Cinesi e Persiani, oggi è l’unico strumento capace di seguire tutte le melodie.

 

 

ZAGAT

Strumento formato da due paia di piattini metallici, ciascuno di 6 cm. di diametro che si mettono sul dito medio e sul pollice di ciascuna mano e si usano come accompagnamento alla musica.

QANUN

Discendente della antica arpa egiziana, ha un ruolo importante nella musica araba già dal X secolo.
E’ uno strumento di ottone e legno a forma trapezoidale che possiede 72 corde accordate a gruppi di tre, le modulazioni e i cambi di tono sono dovute a piccole alette di bronzo che si stringono quando si vuole aumentare il suono di una nota. Lo strumento viene poggiato orizzontalmente sulle ginocchia o sul tavolo del musicista che lo suona pizzicando le corde con le dita o con plettri applicati agli indici.

REQ (tamburello)

Req significa “delicato”. La cornice circolare in legno è costituita da piattini di metallo e ricoperta su un lato da pelle di capra o di pesce. Il suono di questo strumento a percussione tiene il ritmo nella musica araba, specialmente nelle esecuzioni di brani classici.

 DUFF

Simile al “req” non possiede piattini e ha un diametro tra i 30 e i 50 centimetri. La cornice circolare è ricoperta da un lato con pelle di capra.
Utilizzato nella musica popolare e religiosa, è conosciuto anche con il nome di ADUFE.

NAY (flauto)

E’ lo strumento musicale più antico creato dagli Egizi nell’epoca faraonica con il gambo della canna (pianta selvatica che cresce ai margini degli innumerevoli canali che affluiscono al Nilo).
La lunghezza oscilla tra i 37 e gli 80 cm. – minor lunghezza corrisponde a suono più acuto – e ha 7 fori, di cui uno nella parte inferiore.
Il suo timbro poetico si adatta ad effetti melanconici che possono esprimere sia gioia che disperazione.
Fin dai tempi antichi gli arabi hanno utilizzato il flauto per accompagnare recite di poesie.

 

DARBUKA (Tabla)

Strumento a percussione utilizzato nella musica classica, popolare e moderna araba.
Anticamente la forma cilindrica veniva fatta di terracotta e sulla bocca superiore veniva tesa pelle di pesce. Attualmente si trova più facilmente in alluminio e plastica perchè più resistente all’umidità.

 

RABAB

Viene utilizzato nella musica popolare in Egitto e, in Iraq, nella musica classica. Strumento composto di un manico largo di legno che termina con due tasselli laterali. La cassa di risonanza è piccola, ricavata dall’armatura del cocco e ricoperta di pelle animale. Dotato di due corde di crine di cavallo accordato in casa, si suona con l’aiuto di un arco.

 

 

ZURNA

E’ una specie di oboe tradizionale che possiede 7 fori nella parte frontale e uno nella parte posteriore. Strumento comune nei paesi arabo-islamici, viene utilizzato in tutta la musica folcloristica dell’Egitto. Lo troviamo anche nella musica popolare del Magreb con il nome di “Mizud”.

 

 

 

Testo e immagini sono tratti in modo integrale da salua.it

Ho cercato parecchio nel Web ma di cantanti from Tunisia proprio non ne ho trovati.. ho scoperto infatti che la maggior parte dei cantanti famosi laggiù è originario dell’Algeria o dell’Egitto!

(Non mi abbatto comunque! Continuerò a cercare e qualcosina troverò!!!) 😉

Un’esempio di cantante molto famoso laggiù è Tafkarinas, cantante algerino conosciutissimo anche tra i vacanzieri occidentali poichè spesso le sue canzoni vengono usate come sigla nei villaggi turistici.

Ecco la sua canzone più famosa!

Non vi viene voglia di ballare??? A me si!!!

ZAAMA ZAAMA!!!

Un breve video che mostra l’abilità che hanno le hennena nel fare questi tatuaggi all’henna

Nata intorno al settimo e ottavo secolo, prima dell’avvento dell’islam, la musica araba più delle altre ha avuto diffusione con le sue melodie inconfondibili.

Il mondo arabo ha sviluppato un sistema musicale ricco di variazioni per gli apporti delle culture e dei paesi che ne fanno parte, riprendendo molte caratteristiche della musica dell’antica Grecia. Ha avuto il periodo di massima diffusione nel Medio Evo, quando in opposizione alla decadenza europea l’Islam attraversava uno dei suoi momenti storici più fulgidi, e la musica si diffondeva equiparata alle altre scienze delle scuole siriane e turche.

Questo periodo durò fino al sedicesimo secolo, quando la Siria e l’Iraq caddero sotto il dominio dei turchi, per il mondo arabo fu un periodo di declino spirituale e culturale. Tuttavia l’influenza dei turchi e dei persiani non fu così negativa, infatti nel diciannovesimo secolo ci fu una vera e propria fusione tra le tre culture musicali, creando una grande varietà di stili e generi.

La caratteristica della musica araba è la melodia, ovvero il canto che può viaggiare liberamente senza sottostare a rigide regole armoniche e servendosi di molte più note rispetto a quelle disponibili nella cosiddetta musica occidentale.
Non preoccupandosi di dover mescolare insieme strumenti e voci secondo melodie diverse, gli arabi danno massima libertà all’artista, offrendo una grande varietà di intonazioni

 

 Testo tratto da www.danzadelventre.it

Parlando di danza del ventre e/o danza orientale, secondo me negli ultimi decenni questa è diventata più un attrazione, uno spettacolo per turisti che non, come in antichità era tradizionalmente, danza ancestrale per riti di fertilità, associata sia alla religione che all’esoterismo.

Su wikipedia c’è qualche notizia sulla storia di questa danza, ma molto interessante è quello che ho trovato in danzadelventre.it, sito commerciale che offre però molte informazioni anche sulle origini.

Riporto l’estratto sulla storia:

“La danza del ventre, in lingua originale Raks sharqi e in italiano danza orientale, è un’arte antica le cui origini pare risalgano ai culti religiosi della “madre terra” praticati nelle antiche società matriarcali della Mesopotamia. Era usata in passato per propiziare la fertilità e celebrare il parto.

Era anche l’elemento essenziale delle festività agricole, infatti con la danza si chiedeva agli dei il buon esito del raccolto. E’ stata tramandata e reinventata nei secoli fino a diventare patrimonio etnico delle popolazioni del sud del mediterraneo fino alla Turchia e in parte alla Grecia.

L’ occidente scoprì l’esistenza di questo mondo nell’Ottocento, grazie a viaggiatori francesi orientalisti e fece subito di questa danza il simbolo di una sensualità orientale da sogno.”

Un anticipo per capire di cosa si sta parlando! 😉

 

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